Abolito il Canone Rai. Dal mese prossimo non dovremo più pagarlo.

La Corte Suprema di Cassazione in mattinata ha deliberato tramite un comunicato ufficiale che a partire dal prossimo mese l’ordinario Canone Rai non dovrà più essere pagato.
Questo a seguito di un accordo legislativo sancito ed approvato da Corte di Cassazione, Corte Costituzionale e Agenzia delle Entrate.

Il documento firmato ed approvato anche da Monica Maggiorini ed Antonio Campo Dall’Orto, rispettivamente presidente e direttore generale della Rai, sancisce quindi la totale e definitiva parità di risorse e diritti con l’altra grande società televisiva italiana: la Mediaset.

La Rai ha da sempre accompagnato il proprio servizio radiotelevisivo con la pubblicità, garantendosi quindi un guadagno aggiuntivo a quello relativo all’imposta del canone.
Per quanto riguarda quest’ultimo, la legge afferma:

« Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento, giusta le norme di cui al presente decreto.»
Pertanto l’imponibilità dipende esclusivamente dalla detenzione di un apparecchio, indipendentemente dall’effettiva ricezione dei programmi della Rai o dalla mancanza di interesse a riceverne.
Proprio per questo motivo, essendo un imposta relativa alla sola detenzione di un apparecchio atto alla ricezione di programmi televisivi, ne deriva la disparità di trattamento con le altre società private come “Mediaset” o “Cairo Communication” (La 7, la 7d) e che al contrario della Rai hanno introiti derivanti dal solo tetto pubblicitario.

Un altro punto sul quale ci si è poi focalizzati è quello relativo alla precaria ( e in rari casi anche del tutto assente) presa visione dei programmi Rai da parte di una buona fetta di utenza e quindi di un’imposta di pagamento troppo eccessiva per un servizio di cui non se ne fa uso costante.

Quindi per i sopracitati motivi il nuovo decreto sancisce, a partire dal prossimo mese, la totale abolizione del Canone Rai.

Inutile inoltre il ricorso del presidente Monica Meggiorini che in mattinata aveva esplicitato attraverso i suoi legali la disponibilità a ridurre del 37% l’imposta e del 15% le entrate pubblicitarie.

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